Ep. 116 – Vlaška magija.

Nei Balcani ci sono parole che, appena vengono pronunciate, fanno abbassare le voci nella stanza. Una di queste è Vlaška magija, la cosiddetta magia valacca. C’è chi ci crede davvero. C’è chi ci ride sopra. E poi c’è chi dice: “Io non ci credo… però meglio non scherzarci”. Ed è proprio da qui che partiamo.

Per capire che cos’è la Vlaška magija, bisogna prima capire chi sono i Vlacchi. I Vlacchi, o Valacchi, sono una popolazione di origine romanica presente da secoli nei Balcani. Rappresentano una minoranza etnica e parlano dialetti di origine latina, strettamente imparentati con il rumeno. Storicamente erano organizzati in gruppi spesso seminomadi, che si spostavano all’interno dei territori balcanici svolgendo diverse professioni, come pastori, contadini, allevatori e, in alcuni casi, guaritori.

Le migrazioni più consistenti verso l’attuale Serbia orientale si registrarono tra il 1718 e il 1739, dopo la guerra austro-turca del XVIII secolo. In quel periodo, l’area orientale della Serbia faceva parte del cosiddetto Banato di Timișoara, sotto amministrazione asburgica. Fu proprio in quel contesto storico che diverse comunità valacche si stabilirono in quelle zone.

La magia vlacca, chiamata anche magia valacca, è un sistema complesso di riti pagani, culti ancestrali e pratiche protettive. Spesso questi rituali venivano eseguiti dalle cosiddette babe locali. La parola baba, nella maggior parte delle lingue balcaniche, significa “nonna”, ma in senso più ampio indica una donna anziana. In questo contesto, però, il termine si riferisce a donne ritenute depositarie di poteri specifici e conoscenze magico-rituali.

Queste babe erano, e in alcuni casi sono ancora, figure rispettate, soprattutto nelle zone rurali della Serbia sud-orientale. Si trattava generalmente di donne di mezza età o anziane, considerate sagge e spesso anche guaritrici. Portavano avanti tradizioni tramandate da generazioni, utilizzando erbe medicinali, preghiere, incensi, fumo rituale, carboni ardenti e ciondoli protettivi. I loro rituali potevano avere scopi diversi, come la protezione dal malocchio, la guarigione da malattie, la difesa dall’invidia o dalle cosiddette energie negative, ma anche pratiche legate all’amore, alla fertilità e alla protezione della casa.

Secondo alcune credenze popolari, le streghe valacche potevano anche maledire, guarire o proteggere da sventure e malefici. In certi racconti folklorici si trovano connessioni tra la magia vlacca e storie di creature misteriose simili ai vampiri, diffuse soprattutto nei villaggi dell’est e del sud-est della Serbia.

Questa antica tradizione veniva trasmessa esclusivamente per via orale, spesso in segreto, all’interno delle famiglie. Non esistono testi ufficiali o manuali scritti, tutto si basava sulla parola, sulla memoria e sull’esperienza diretta. Le tradizioni includevano rituali legati agli spiriti e al culto dei morti, elementi centrali nella visione del mondo valacca.

Le comunità vlacche in Serbia si concentrano soprattutto nell’area orientale, lungo la valle del Timok, nelle zone di Zaječar, Bor e Negotin. Qui hanno conservato tradizioni molto antiche, alcune delle quali risalgono a epoche precedenti al cristianesimo e che, nel tempo, si sono intrecciate con elementi della religione cristiana ortodossa.

È importante sottolineare che la Vlaška magija non è magia nel senso spettacolare o fantasioso del termine, ma piuttosto un insieme di saperi popolari e simbolici. Comprende formule rituali, pratiche simboliche e credenze legate alla natura, alla morte, alla fertilità e alla protezione della comunità. Alcuni rituali si svolgono vicino ai ruscelli o alle fonti d’acqua, simboli di passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Uno degli aspetti centrali è proprio il rapporto con l’aldilà. Secondo la tradizione valacca, le anime dei defunti possono influenzare il mondo dei vivi. Per questo motivo è fondamentale accompagnarle correttamente nel loro passaggio verso l’aldilà, attraverso rituali che chiudano simbolicamente il varco tra i due mondi.

In Serbia orientale sopravvivono ancora pratiche legate a queste credenze, come versare acqua dietro a chi parte per un viaggio, coprire gli specchi dopo un funerale ed eseguire gesti simbolici per proteggere la casa. Spesso vengono definite superstizioni, ma in realtà sono frammenti di un sistema simbolico molto più antico e complesso.

A queste regioni è legata anche la leggenda del famoso vampiro di Kisiljevo. Nell’estate del 1725, gli abitanti del villaggio iniziarono a morire in circostanze misteriose, poco dopo la morte di un uomo di nome Petar Blagojević. Voci e pettegolezzi si diffusero rapidamente, si diceva che fosse tornato dalla morte per nutrirsi del sangue dei vivi.

Spinti dalla paura, gli abitanti riesumarono il corpo. Secondo le testimonianze riportate all’epoca, il cadavere appariva insolitamente ben conservato e si diceva che vi fosse sangue fresco visibile alla bocca e alle orecchie. Seguendo le credenze popolari del tempo, gli abitanti conficcarono un paletto nel cuore del defunto nel tentativo di liberarne l’anima e riportare la pace nel villaggio.

Questo episodio è considerato uno dei primi casi documentati di vampirismo nell’Europa moderna. Fu riportato in un resoconto ufficiale asburgico e la notizia apparve sulla stampa austriaca nel luglio del 1725, contribuendo alla diffusione del termine vampiro in Europa occidentale.

Ma perché si parla ancora oggi di Vlaška magija?

I Balcani sono profondamente legati alle proprie tradizioni. Quando qualcosa non va, come una malattia o una sfortuna improvvisa, c’è chi si rivolge al medico e, per sicurezza, anche a una baba. C’è chi non crede affatto a queste pratiche, ma evita comunque comportamenti che potrebbero attirare energie negative, quasi per rispetto verso una tradizione che continua a vivere nella memoria collettiva.

Magia e vampiri a parte, la Serbia e i Balcani nel loro insieme custodiscono un patrimonio vastissimo di leggende. Le montagne, le foreste e i villaggi di queste terre sono permeati da un folklore che si trasmette oralmente, di generazione in generazione. È un universo simbolico che racconta paure, speranze e identità di intere comunità.

Ed è proprio questo intreccio tra storia, mito e tradizione a rappresentare uno dei misteri più affascinanti di queste regioni.

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