Ep 117 – L’invasione del fumetto italiano in Jugoslavia.

Nell’ormai lontano 2012 facevo già la spola tra Roma e Novi Sad per venire a trovare quella che oggi è mia moglie. Nel frattempo mi presentavo a svariati colloqui cercando di trovare un lavoro e trasferirmi nel paese.

In uno di questi colloqui uno dei miei interlocutori indossava una maglietta rossa con un simbolo a me già familiare: un’aquila stilizzata su sfondo giallo.

Alla fine del colloquio chiesi se quella maglietta facesse riferimento a qualcosa di particolare.

«Hai mai sentito parlare di Zagor?»

«Ne ho sentito parlare», risposi io, ripensando ai trecento albi di Zagor riposti nella mia libreria giù a Bari.

Zagor, il celebre eroe dei fumetti italiani, pronto per l’avventura con il suo iconico simbolo e l’ambientazione suggestiva. Immagine tratta da https://www.sergiobonelli.it/

Nei mesi successivi mi resi conto che non si trattava affatto di un caso isolato. I fumetti italiani sono un vero e proprio cult nei paesi dell’ex Jugoslavia. Negli anni Settanta e Ottanta alcune serie italiane arrivavano a stampare tra le 50.000 e le 100.000 copie per numero nelle edizioni jugoslave. In certi periodi vendevano proporzionalmente più copie lì che in Italia.

Milioni di copie circolavano ogni anno tra edicole e ristampe. Il fumetto italiano non era un prodotto di nicchia: era cultura popolare.

Ma come è cominciato tutto?

La Jugoslavia guidata da Josip Broz Tito occupava una posizione molto particolare durante la Guerra Fredda. Pur essendo un paese socialista, non era rigidamente allineata all’Unione Sovietica e manteneva rapporti culturali con l’Europa occidentale. Questo rendeva possibile l’importazione di prodotti culturali stranieri, tra cui i fumetti italiani.

Tra le prime serie ad avere successo troviamo Il Grande Blek, pubblicato con il nome di Blek Stena. Creato nel 1954 dal trio EsseGesse, il personaggio arrivò nelle edicole jugoslave negli anni Sessanta e diventò rapidamente uno dei fumetti più letti.

Copertina del fumetto ‘Il Grande Blek’, un classico della tradizione italiana, noto per il suo impatto nei paesi dell’ex Jugoslavia. Immagine di Michele-samahttp://www.paninicomics.it/web/guest/newsletter_dettaglio?idnewsletter=417http://store.corriere.it/catalogo-arretrati-gazzetta/fumetti/100-anni-di-fumetto-italiano/C338/index.html, Copyrighted, Collegamento

Ma il vero fenomeno culturale fu Alan Ford, creato nel 1969 da Max Bunker e Magnus.

In Italia Alan Ford era un fumetto satirico di successo. Nei Balcani diventò qualcosa di molto più grande. Alcune edizioni jugoslave negli anni Settanta superarono le 100.000 copie per numero. Ancora più sorprendente è il fatto che il fumetto non ebbe grande successo nel resto del mondo. Tentativi di pubblicazione in Francia, Brasile o Danimarca durarono solo pochi numeri. Di fatto Alan Ford diventò un fenomeno quasi esclusivamente italiano e jugoslavo.

Gran parte di questo successo è legato alla traduzione di Nenad Brixy.

Immagine tratta da pulse.rs

Brixy era un giornalista, scrittore e redattore della casa editrice Vjesnik di Zagabria. Nato nel 1924, aveva già una carriera come autore di romanzi umoristici e sceneggiature radiofoniche quando si trovò a tradurre Alan Ford all’inizio degli anni Settanta.

Il suo lavoro non fu una semplice traduzione. Fu una vera e propria riscrittura culturale. Brixy adattò i dialoghi, inventò espressioni, trasformò giochi di parole e creò uno stile linguistico unico, pieno di termini ricercati e ironici che divennero immediatamente riconoscibili. Molti studiosi sostengono che senza questa “transcreazione” il fumetto non avrebbe mai avuto lo stesso successo nei Balcani.

Il risultato fu sorprendente. Le battute del Gruppo TNT entrarono nel linguaggio quotidiano e ancora oggi molte persone citano frasi di personaggi come Grunf o il Conte Oliver.

In molti paesi un traduttore rimane invisibile. Nel caso di Alan Ford, invece, molti lettori jugoslavi considerano Brixy quasi il “terzo autore” della serie, accanto a Magnus e Max Bunker.

Anche Zagor, creato nel 1961 da Sergio Bonelli con lo pseudonimo Guido Nolitta, ebbe una diffusione enorme. Le ristampe erano continue e intere generazioni di lettori sono cresciute con lo Spirito con la Scure.

Negli anni Ottanta arrivò anche Dylan Dog, creato da Tiziano Sclavi. Il suo tono più oscuro e introspettivo conquistò una nuova generazione di lettori proprio negli ultimi anni della Jugoslavia.

Copertina del fumetto ‘Dylan Dog’, che rappresenta un’icona della cultura fumettistica italiana e jugoslava. Tratto da Wikipedia

Questa enorme diffusione dei fumetti italiani ebbe anche una conseguenza interessante nel lungo periodo. Molti lettori jugoslavi che negli anni Settanta e Ottanta crescevano leggendo Zagor o Alan Ford diventarono in seguito disegnatori professionisti.

Oggi diversi artisti provenienti dall’area balcanica collaborano con Sergio Bonelli Editore, tra cui Darko Perović e Goran Parlov.

La passione per il fumetto è ancora oggi molto viva. A Belgrado si tiene ogni anno il Salon stripa Beograd, uno dei festival del fumetto più importanti della regione, che riunisce autori, editori e appassionati da tutta Europa.

Ma tornando a Alan Ford, non si può parlare di questo fumetto senza ricordare il suo disegnatore originale, Magnus.

Dopo aver lasciato la serie negli anni Settanta, Magnus intraprese un percorso artistico sempre più personale e ambizioso. Negli anni Novanta accettò una sfida importante: realizzare uno speciale della serie Tex, il personaggio simbolo della casa editrice Bonelli.

Il volume, intitolato Tex: La valle del terrore, fu completato dopo anni di lavoro meticoloso e pubblicato nel 1996, poco dopo la morte dell’autore. Oggi è considerato uno degli albi più importanti e visivamente impressionanti della storia di Tex, oltre che l’ultimo grande lavoro di Magnus.

Copertina del fumetto ‘Tex: La valle del terrore’, illustrata da Magnus.Immagine tratta da sergiobonelli.it

Alla fine quel colloquio lo passai. Ottenni il lavoro ed è così che iniziò la mia avventura di vita in Serbia.

Ripensandoci oggi, quell’aquila gialla su sfondo rosso non era soltanto il simbolo di un personaggio dei fumetti. Era il segno di una storia culturale condivisa tra due paesi, iniziata molti anni prima nelle edicole della Jugoslavia, quando milioni di copie di fumetti italiani attraversavano l’Adriatico e trovavano nuovi lettori dall’altra parte del mare.

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