Ep 118 – Strade d’Oriente, le comunità cinesi in Serbia.

Dall’arrivo del primo cinese in Serbia fino alla comunità di oggi: un viaggio tra storia, integrazione e trasformazioni poco conosciute. In questo articolo esploriamo come è nata e cresciuta la presenza cinese nel paese, tra curiosità, sfide e nuove connessioni culturali.

Non sono un esperto in materia e tutto ciò di cui parlerò oggi è frutto di ricerche personali, basate su testate giornalistiche locali, servizi televisivi e diverse fonti disponibili online.

L’obiettivo di questo episodio è quindi quello di offrire una panoramica e alcuni spunti di riflessione, non un’analisi definitiva del tema.

Se oggi camminate per Belgrado, soprattutto se siete nei pressi del quartiere chiamato, Blok 70, in uno dei numerosi centri commerciali o lungo le vie più trafficate, noterete una cosa evidente: la presenza cinese è visibile e in crescita. Ma questa realtà ha una storia molto più lunga e complessa di quanto si possa immaginare.

La prima testimonianza documentata di un cittadino cinese in Serbia risale al 21 luglio 1908, quando il pensatore e riformatore cinese Kang Youwei arrivò a Belgrado dopo un lungo viaggio da Budapest, spinto in esilio dalle turbolenze politiche della Cina dell’epoca.

Kang Youwei non era un semplice viaggiatore. Era uno degli intellettuali più importanti della tarda epoca Qing, protagonista del movimento noto come “Riforma dei cento giorni”, un ambizioso tentativo di modernizzare la Cina che però fallì, costringendolo alla fuga.

Durante il suo breve soggiorno a Belgrado di pochi giorni, lasciò impressioni vivide. Osservò la città come un centro dinamico ai confini dell’Impero austro-ungarico, notando la pulizia delle strade, le piazze e le differenze tra gli usi locali e quelli cinesi. I suoi scritti restituiscono l’immagine di una capitale europea in fermento, diversa da qualsiasi città cinese che avesse visitato fino a quel momento.

Non si fermò a lungo: proseguì il suo viaggio verso Bulgaria, Romania e infine Costantinopoli. Tuttavia, la sua visita rappresenta la prima traccia documentata della presenza cinese in Serbia, quasi un ponte simbolico tra due mondi che fino ad allora avevano avuto contatti molto limitati.

Un’immagine storica di Belgrado all’inizio del XX secolo, con il famoso Hotel Moscou sullo sfondo e l’animata vita cittadina in primo piano. Immagine tratta da https://www.in4s.net/na-danasnji-dan-1908-kralj-petar-i-karadjordjevic-otvorio-hotel-moskva-u-beogradu/

Per capire meglio il contesto, leggiamo insieme alcuni passaggi dal diario di viaggio di Kang Youwei, che raccontano la sua prima impressione della capitale serba all’inizio del Novecento.

Arrivai nella capitale serba alle 23:00 del 21 luglio 1908. Ci vogliono circa dieci ore di automobile per arrivarci dalla capitale ungherese.

[…] Ho viaggiato in quasi tutti i paesi del mondo, ma non ho mai visto una capitale costruita in questo modo. La fortezza sorge sulla collina di Belgrado. Per centinaia di chilometri, dall’Ungheria verso ovest, non si trova nemmeno un accenno di montagna, ma solo pianura. Qui invece, all’improvviso, emergono delle colline che dominano il fiume Danubio e le sue numerose curve. Al centro si trovano quattro isole. Borča, sulla curva nord-occidentale del fiume, appartiene al territorio ungherese, mentre Zemun, sulla curva sud-occidentale, è già una piccola città austriaca.

I fiumi costituiscono i confini con tre paesi, e questi confini sono tutti presidiati da eserciti. [..]

Visitai l’università, fondata quarantotto anni fa. Il suo edificio a tre piani può essere considerato imponente, almeno secondo gli standard serbi, ed è situato nel centro della città.

Vi studiano seicento studenti e vi insegnano settanta professori. Le discipline principali sono tre: diritto, filosofia e ingegneria, e, da quanto ho capito, è possibile scegliere quali corsi frequentare.

In un paese piccolo come la Serbia, con poco più di un milione di abitanti — pari alla popolazione di una sola contea nel mio paese — esiste un’università. Viene spontaneo chiedersi perché la Cina, un grande paese con quattrocento milioni di abitanti, abbia anch’essa una sola università. Non è forse qualcosa di piuttosto ridicolo?

Potete leggere il diario completo di Kang Youwei in lingua inglese su academia.edu

Dopo Kang Youwei passarono decenni prima che si sviluppasse una presenza stabile. Le prime comunità cinesi nella Serbia contemporanea si formano soltanto negli anni ’90 del Novecento, in un contesto segnato da crisi economica e isolamento internazionale.

In quel periodo arrivano i primi commercianti, che iniziano a inserirsi nelle reti di import-export e nel commercio al dettaglio, ponendo le basi della comunità che oggi conosciamo.

A partire dagli anni 2000, la comunità cinese in Serbia cresce progressivamente. Oggi è concentrata soprattutto a Belgrado, ma è presente anche in città come Bor e Zrenjanin, in particolare in relazione agli investimenti industriali.

La percezione locale è variegata. In alcuni casi prevale la curiosità, in altri emergono diffidenze. Parte della popolazione serba percepisce la comunità cinese come relativamente chiusa, con attività economiche frequentate principalmente da connazionali, il che contribuisce a una certa distanza culturale.

Un elemento chiave, spesso poco considerato, è l’introduzione nel 2017 del regime senza visto tra Cina e Serbia.

Da quel momento, i cittadini cinesi possono entrare in Serbia per soggiorni fino a 30 giorni senza necessità di visto. La Serbia è stata il primo paese dell’Europa centro-orientale a introdurre questa misura.

Formalmente pensata per favorire turismo, scambi culturali e relazioni economiche, nella pratica ha reso molto più semplice la mobilità tra i due paesi, soprattutto per piccoli imprenditori, lavoratori e operatori commerciali.

Non si tratta dell’origine della comunità cinese in Serbia, ma è certamente uno dei fattori che ne hanno facilitato la crescita negli ultimi anni.

La presenza cinese in Serbia non è solo sociale o commerciale: è anche infrastrutturale e politica.

Negli ultimi anni, la Cina ha finanziato alcuni dei più importanti progetti del paese attraverso prestiti cosiddetti “legati”, ovvero vincolati all’utilizzo di imprese cinesi per la realizzazione dei lavori.

Tra i principali interventi troviamo:

  • la linea ferroviaria Belgrado–Budapest
  • la costruzione di tunnel e nuovi ponti nell’area di Novi Sad, inclusi progetti legati al corridoio della Fruška Gora
  • investimenti nel settore energetico e minerario

Questi progetti derivano spesso da accordi diretti tra governi. Questo consente una realizzazione più rapida, ma riduce la partecipazione di aziende locali o europee.

Le imprese coinvolte sono grandi aziende statali cinesi, come China Railway International e China Communications Construction Company.

Questo aspetto cambia la natura stessa degli investimenti: non si tratta solo di operazioni economiche, ma di una presenza strutturata e coordinata.

Il confronto con Italia evidenzia differenze significative.

In Italia, la presenza cinese si sviluppa già dagli anni ’80 e ’90, soprattutto nel settore tessile, nella ristorazione e nel commercio. Si tratta di una migrazione economica classica, costruita dal basso attraverso reti familiari e imprenditoriali.

In Serbia, invece, il fenomeno ha una doppia natura: da un lato piccoli commercianti, simili a quelli presenti in Italia; dall’altro una presenza più recente legata direttamente agli investimenti e alle strategie dello Stato cinese.

In Italia la Cina è presente principalmente attraverso i suoi cittadini. In Serbia, anche attraverso le sue politiche.

Uno dei casi più discussi negli ultimi anni è quello della fabbrica di pneumatici Linglong Tire a Zrenjanin.

Come riportato da diverse fonti giornalistiche serbe, tra cui Danas, N1 e Vreme, il progetto è stato al centro di numerose critiche. Le principali riguardano presunte violazioni delle normative sul lavoro e condizioni abitative problematiche per i lavoratori stranieri.

Il caso Linglong è diventato emblematico delle tensioni legate agli investimenti stranieri: da un lato sviluppo economico e occupazione, dall’altro interrogativi su standard, diritti e controllo.

Un altro progetto centrale è la modernizzazione della linea ferroviaria tra Belgrado e Budapest.

Si tratta di un’infrastruttura strategica che rientra nella più ampia iniziativa cinese di collegamento tra Asia ed Europa. Il progetto è finanziato in gran parte da prestiti cinesi e realizzato da imprese statali cinesi.

Le principali critiche riguardano la manodopera utilizzata e la limitata partecipazione di aziende locali. Allo stesso tempo, i sostenitori sottolineano i benefici in termini di modernizzazione e sviluppo logistico del paese.

Kineski festival svetla. Izvor: mojnovisad.com / Fotografija: Ilustracija/ Milorad Stanković (naslovna) i Đorđe Tomić

Anche a Novi Sad la presenza cinese è significativa, con numerosi negozi e attività commerciali caratterizzati da prezzi competitivi e orari estesi, spesso sette giorni su sette.

Questo crea una forte concorrenza per i negozi locali, ma contribuisce anche alla vitalità economica di alcune aree urbane.

Dal punto di vista economico, pare che molte imprese cinesi operino all’interno di reti commerciali supportate da facilitazioni logistiche, accesso diretto alle catene di approvvigionamento e, in alcuni casi, da politiche di sostegno all’internazionalizzazione promosse dallo Stato cinese.

La presenza cinese è però anche culturale. Un esempio evidente è il cosiddetto Kineski festival svetla, organizzato ogni anno durante il capodanno cinese presso il Limanski park.

Durante l’evento, una parte del parco viene completamente trasformata con installazioni luminose spettacolari: dragoni, lanterne, pagode, pesci e altri simboli della tradizione cinese. Le installazioni, realizzate da artisti cinesi, attirano migliaia di visitatori e sono accessibili gratuitamente.

Negli anni, il festival è diventato un appuntamento stabile del calendario cittadino, rappresentando una forma visibile di presenza culturale cinese nel contesto locale.
La storia dei cinesi in Serbia inizia con la visita di Kang Youwei nel 1908 — un intellettuale in esilio che osserva una città lontana dalla sua realtà — e si sviluppa nel corso del tempo fino a diventare una presenza economica, politica e culturale significativa.

Oggi questa presenza si manifesta in molte forme: commercio, infrastrutture, industria e iniziative culturali.

Foto: Aleksandar Jovanović – Anadolu Agency

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